ATTRAVERSO IL MURO. LUNACRESCENTE E’ SU WITNESS JOURNAL

Un reportage tratto dal mio viaggio-racconto in Palestina è stato pubblicato nel numero 33 di Witness Journal.

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Attraverso il muro di Bruno Bonisiol
Una serie di scatti “rubati” ai checkpoint del muro di 700 km costruito dagli israeliani per chiudere i territori palestinesi della Cisgiordania. Un ulteriore devastante aggravamento per le condizioni di vita di migliaia di palestinesi, costretti a code e controlli continui per qualsiasi atto di vita quotidiana.

 "Witness Journal - Numero 33

Witness Journal è un magazine di informazione e fotografia davvero nuovo. Distribuito gratuitamente via Internet, Witness Journal racconta attraverso le immagini di fotografi, professionisti e appassionati, storie piccole e grandi             

BREAKING NEWS: Palestinian Airlines, they exist(ed)!

Martina from Ramallah, sent me  this message:

Brrr, incredible but true! You would not believe it but Palestinian Airlines really existed!!! This is a picture I took in Gaza a month ago. And I had to post it here! Apparently they worked for some time after the Oslo Accord flying from Gaza to Cairo…when reality surpassess (or better takes it over? please English mother tongue correct) Imagination…

and this picture (taken in Gaza)

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Get high with a new pal

(download)

Close your eyes.
Imagine Palestine is not merely a territory with a flag.
Imagine it is a nation with a flagship company.
Imagine this is Pal Air, the new Palestinian Airlines Company.
Imagine your best pal is taking your hand.
Now open your eyes and fly.

Pal Air. Someone up there loves you.


Immaginavo una campagna per una compagnia aerea che non esiste, la compagnia di bandiera di uno stato che non esiste, per il momento c'è solo la bandiera e poco più.
Immaginavo un sacco di cose strane mentre attraversavo la hall dell'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv diretto al checkin' del mio volo PalAir ehm... Meridiana per Milano.
Però non immaginavo che la biondina della security che mi faceva Stop con la mano, stesse per infilare una teoria infinita di domande chi sei da dove vieni perchè sei stato in libano in siria in giordania parli arabo che città hai visitato qual'è il tuo vero lavoro perchè hai una giacca verde perchè sei in giro da due mesi perchè hai i baffi quanto guadagni al mese perchè non hai paura di quella gente che sta in quei paesi qual'è il tuo vero lavoro perchè sei stato in libano qual'è la tua religione cosa pensi dell'islam cosa pensi degli arabi conosci delle persone come si chiamano perchè c'è un visto iraniano sul tuo passaporto...
Non immaginavo che avrei mentito spudoratamente per circa un'ora, arrivando a negare di aver mai consumato un te con persone con nomi diversi da david, ariel, jonathan, arrivando a dire, sperando di sviare le indagini, che ogni cinque minuti devo farmi una bella birra altrimenti non son contento, che un giorno senza un panino al prosciutto non è degno di essere vissuto, altro che ramadan...
Però forse avrei potuto immaginare che non mi avrebbero creduto, che mi avrebbero spedito alla saletta perquisizioni, messo in mutande e scannerizzato in ogni angolo del corpo palle comprese con una barra magnetica, una specie di piastra per i capelli, che avrebbero aperto tutti i miei bagagli mettendo in fila su una passerella ogni singolo oggetto una camicia, una ciabatta, un dizionario tascabile di arabo translitterato, una bandiera di uno stato canaglia, un calzino puzzolente, una sciarpa con la scritta in arabo "Gerusalemme è nostra", una canottiera, una grammmatica araba, un mutanda tendenzialmente bianca con la sgommata al centro, un pacchetto di chewingum, una scatola piena di sassi regalatami da Odai, uno spazzolino, un biglietto da visita di una casa di produzione di Ramallah, un berretto promozionale di Jawall, prima e unica compagnia telefonica palestinese autorizzata da israele, un altro calzino puzzone il fratello di quello di prima, una bottiglia di olio prodotto a hebron da ulivi palestinesi tramite processo di spremitura freddo certificata Bio, una camicia di amianto produzione cinese pagata 20 schekel, una scarpa da ginnastica superga verde militare con il marchio dell'esercito italiano, una confezione da 500 gr. di Freek cereale da coltivazione organica del Palestinian Agricultural Relief Comittee, una bomboletta di schiuma da barba mignon da 20 cl., il programma del cinema Alkasaba di Ramallah con i film della settimana, un portachiavi con la bandiera di un altro stato canaglia, una sciarpa del Venezia-Mestre con la scritta a caratteri latini "Gate22 a sostegno di un ideale", un fazzoletto da naso di carta usato... Alla fine, con una certa enfasi e tono di rimprovero, la bomboletta di schiuma da barba da 20 cl. viene isolata dal resto dei bagagli, inserita in uno scatolone 50x50x30, ammortizzata con imballaggi antiurto e imbarcata separatamente da un addetto. Anch'io vengo imbarcato separatamente. il checkin è chiuso da mezz'ora, l'imbarco è in chiusura e il mio volo è in partenza. Un addetto mi prende quasi per mano, sfiliamo davanti ai miei inquisitori che mi guardano un po' perplessi, un po' schifati, un po' annoiati e mi accompagna attraverso altri tre gradi di giudizio fino all'aereo. Si chiama Eliah, esibisce il tesserino ad ogni controllo, insistendo qualcosa in ebraico e trascinandomi oltre, mi dice che gli dispiace per quello che mi è successo ma che è necessario per l'esistenza stessa dello stato di Israele. gli rispondo che mi auguro che un giorno tutto ciò non sia più necessario. Mi guarda perplesso con la sguardo di chi non sa cosa io voglia dire veramente. Ha la faccia del bravo ragazzo. Mi dice che domani le cose andranno meglio che ne è sicuro. lo guardo perplesso perchè adesso sono io a non sapere che cosa lui voglia dire veramente. Ci stringiamo quasi con affetto la mano all'imbocco del tunnel di imbarco. Mi dice adiòs. Gli rispondo ma'assalama.


lassù qualcuno ci ama. forse

12 anni 5 mesi 14 giorni 3 ore 36 minuti 22 secondi 16 centesimi

Samir, 27 anni, architetto e fumetttista, ha coperto la distanza tra
Ramallah nei territori palestinesi e la spiaggia di Jaffa in Israele
con un tempo di tutto rispetto: 12a5m14g3h36'22"16. Per l'occasione si
è premiato con un nuovo costume da spiaggia. Un capoDiadora "perchè è
meglio della Nike, e costa la metà". Finora non ne aveva avuto bisogno
perchè in tutti questi anni in spiaggia non ci è potuto andare. La
costa è sotto il controllo israeliano e l'accesso è vietato ai
palestinesi. Ma quest'anno Samir ha finalmente varcato il checkpoint
grazie ad un permesso di lavoro di ben due mesi. Tagliato il traguardo
ha dichiarato "israel? is-real!". Ma un vero campione non perde tempo
in festeggiamenti.
Infatti sta già guardando al prossimo, ambizioso obiettivo: ottenere
un permesso più lungo.

 Samir. Push the limit.

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Ctrl+Alt+Canc

Come si fa ad avviare un nuovo insediamento di coloni o allargarne uno
esistente? Bisogna resettare. Sradicare i vegetali, spostare gli
umani, ripartire da zero. Sulla strada che da Jericho porta a
Gerusalemme, centinaia di ulivi palestinesi sono stati tagliati per
lasciar spazio a... per il momento, a nulla. Ma in futuro...
Il programma è installato, il sistema è operativo.

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INTOLLERANZA ZERO! Quando Ramadàn fa rima con Padàn

Da Hebron a Ramallah, c'è un marchio italiano che la fa da padrone sui
billboard pubblicitari palestinesi: Pasta Zara, da Riese Pio X, Treviso, Italia?
La campagna augura buon Ramadan a tutti i musulmani, ovviamente con il
gusto italiano di pasta Zara.
Chissà se il prosindaco di Treviso Gentilini aprezzerebbe.
Quì il verde "padania" è quello delle bandiere del movimento islamico Hamas.
Quì c'è un Islam che piace ai Trevi$ani e c'è una Treviso che piace
agli islamici perchè tiene molto bene la cottura verso l'ora del
tramonto quando le tavole si riempiono di ogni ben di Dio (e di Allah)
 
In questo caso l'unica intolleranza possibile è quella al glutine.

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big BIG stories. Jamal salva la vita a un soldato.

"Un giorno di tanti anni fa, quando ero un ragazzo, stavo a casa da solo,
seduto sul muretto. all'improvviso si ferma una camionetta dell'Idf
(le forse di difesa israeliane, ndr). Scende un tipo grande e grosso,
con la faccia da russo, si avvicina. Avevo 13 anni. Avevo paura. Un
po'. Mi chiede chi sono. E io gli dico: il mio nome è Jamal. Jamal Abu
Arqoub. Mi dice che non ci crede e che io sono un imbroglione, un
arabo bugiardo. Il soldato è tutto rosso in faccia, sudato. E'
ubriaco. Mi grida in faccia che vuole vedere immediatamente i miei
documenti. Allora corro dentro in casa a prenderli, esco fuori, glieli
metto in mano e lui continua a gridare come un pazzo, prende i fogli e
li strappa in tanti pezzi. Quindi sale sulla camionetta e riparte. Io
rimango lì, senza parole e senza documenti. Osservo la camionetta
ormai lontana, fa la prima curva, scende a tutta velocità lungo il
tornante, quello è matto, frena di colpo, perde il controllo, la
camionetta sbanda, finisce fuori, su una riva ripidissima, precipita
in fondo, si ribalta più e più volte. Senza pensare, mi metto a
correre. Arrivo lì.
Il soldato è dentro alla camionetta con la faccia tutta insanguinata.
Non si muove. Non so cosa fare. Ma subito dopo arrivano altri soldati,
lo portano via e mi fanno delle domande. Perchè sono lì , cosa gli ho
fatto e altre cose. Gli racconto tutto e mi lasciano andare. Un mese
dopo sono sempre seduto sul muretto, quando si ferma un'altra
camionetta, scende un soldato, è lui, il russo dell'altra volta. si
avicina. ha un taglio sulla faccia, il segno dell'incidente. cosa
vuole? Si avvicina e mi dice: voglio dirti grazie per quello che hai
fatto. Io sto zitto. Allora lui prende il portafogli e tira fuori dei
soldi, non ricordo quanti shekel, ma erano un bel po' di shekel, di
banconote del vecchio tipo. Me li mette in mano, si gira e va verso la
camionetta. Poi si volta di nuovo, torna indietro di corsa e mi dice:
Tu non sei palestinese.
 
Trad. dall'arabinglish a cura dell'autore.
nelle foto: Jamal versione ragazzo e Jamal versione Jamal.

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