Close your eyes.
Imagine Palestine is not merely a territory with a flag.
Imagine it is a nation with a flagship company.
Imagine this is Pal Air, the new Palestinian Airlines Company.
Imagine your best pal is taking your hand.
Now open your eyes and fly.
Pal Air. Someone up there loves you.
Immaginavo una campagna per una compagnia aerea che non esiste, la compagnia di bandiera di uno stato che non esiste, per il momento c'è solo la bandiera e poco più.
Immaginavo un sacco di cose strane mentre attraversavo la hall dell'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv diretto al checkin' del mio volo PalAir ehm... Meridiana per Milano.
Però non immaginavo che la biondina della security che mi faceva Stop con la mano, stesse per infilare una teoria infinita di domande chi sei da dove vieni perchè sei stato in libano in siria in giordania parli arabo che città hai visitato qual'è il tuo vero lavoro perchè hai una giacca verde perchè sei in giro da due mesi perchè hai i baffi quanto guadagni al mese perchè non hai paura di quella gente che sta in quei paesi qual'è il tuo vero lavoro perchè sei stato in libano qual'è la tua religione cosa pensi dell'islam cosa pensi degli arabi conosci delle persone come si chiamano perchè c'è un visto iraniano sul tuo passaporto...
Non immaginavo che avrei mentito spudoratamente per circa un'ora, arrivando a negare di aver mai consumato un te con persone con nomi diversi da david, ariel, jonathan, arrivando a dire, sperando di sviare le indagini, che ogni cinque minuti devo farmi una bella birra altrimenti non son contento, che un giorno senza un panino al prosciutto non è degno di essere vissuto, altro che ramadan...
Però forse avrei potuto immaginare che non mi avrebbero creduto, che mi avrebbero spedito alla saletta perquisizioni, messo in mutande e scannerizzato in ogni angolo del corpo palle comprese con una barra magnetica, una specie di piastra per i capelli, che avrebbero aperto tutti i miei bagagli mettendo in fila su una passerella ogni singolo oggetto una camicia, una ciabatta, un dizionario tascabile di arabo translitterato, una bandiera di uno stato canaglia, un calzino puzzolente, una sciarpa con la scritta in arabo "Gerusalemme è nostra", una canottiera, una grammmatica araba, un mutanda tendenzialmente bianca con la sgommata al centro, un pacchetto di chewingum, una scatola piena di sassi regalatami da Odai, uno spazzolino, un biglietto da visita di una casa di produzione di Ramallah, un berretto promozionale di Jawall, prima e unica compagnia telefonica palestinese autorizzata da israele, un altro calzino puzzone il fratello di quello di prima, una bottiglia di olio prodotto a hebron da ulivi palestinesi tramite processo di spremitura freddo certificata Bio, una camicia di amianto produzione cinese pagata 20 schekel, una scarpa da ginnastica superga verde militare con il marchio dell'esercito italiano, una confezione da 500 gr. di Freek cereale da coltivazione organica del Palestinian Agricultural Relief Comittee, una bomboletta di schiuma da barba mignon da 20 cl., il programma del cinema Alkasaba di Ramallah con i film della settimana, un portachiavi con la bandiera di un altro stato canaglia, una sciarpa del Venezia-Mestre con la scritta a caratteri latini "Gate22 a sostegno di un ideale", un fazzoletto da naso di carta usato... Alla fine, con una certa enfasi e tono di rimprovero, la bomboletta di schiuma da barba da 20 cl. viene isolata dal resto dei bagagli, inserita in uno scatolone 50x50x30, ammortizzata con imballaggi antiurto e imbarcata separatamente da un addetto. Anch'io vengo imbarcato separatamente. il checkin è chiuso da mezz'ora, l'imbarco è in chiusura e il mio volo è in partenza. Un addetto mi prende quasi per mano, sfiliamo davanti ai miei inquisitori che mi guardano un po' perplessi, un po' schifati, un po' annoiati e mi accompagna attraverso altri tre gradi di giudizio fino all'aereo. Si chiama Eliah, esibisce il tesserino ad ogni controllo, insistendo qualcosa in ebraico e trascinandomi oltre, mi dice che gli dispiace per quello che mi è successo ma che è necessario per l'esistenza stessa dello stato di Israele. gli rispondo che mi auguro che un giorno tutto ciò non sia più necessario. Mi guarda perplesso con la sguardo di chi non sa cosa io voglia dire veramente. Ha la faccia del bravo ragazzo. Mi dice che domani le cose andranno meglio che ne è sicuro. lo guardo perplesso perchè adesso sono io a non sapere che cosa lui voglia dire veramente. Ci stringiamo quasi con affetto la mano all'imbocco del tunnel di imbarco. Mi dice adiòs. Gli rispondo ma'assalama.
lassù qualcuno ci ama. forse